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Molti di voi avranno la suocera
livornese. Bene siamo accomunati da molte più cose
che non soltanto questa. Significa che siamo uomini, siamo
sposati e che nostra moglie ha la mamma di Livorno. In quante
leggono con attenzione Livorno Magazine? Spero molte, tra
queste c'è mia suocera.
Qualche tempo fa prospettammo ai genitori di mia moglie di
trascorrere una settimana a New York in occasione della Maratona,
così da permettermi di festeggiare il quarantesimo
compleanno correndo la celebre gara. La presenza dei suoceri
sarebbe stata utile e gradita per il semplice motivo che da
li a novembre avremmo avuto un giovanissimo contribuente da
portare con noi per un quarto livornese. Detto fatto si decise
di partire per una vacanza un po' fuori dall'ordinario.
Prepararsi ad una maratona impone il rispetto di un programma
di allenamento, ed una dieta abbastanza precisa. Nello specifico
prepararsi alla maratona di NY, che cade la prima domenica
di novembre, vuol dire correre tutta l'estate incuranti del
caldo, intensificare gli allenamenti a partire da settembre
e poi il gioco è fatto si è pronti per affrontare
42.195 m (come tutte le maratone).
Non appena sbarcammo nella grande mela mia suocera mi disse
se conoscevo dei livornesi che correvano la maratona di NY,
che sarebbe stato carino incontrarne qualcuno, che di certo
ce n'erano. Fu così che cominciò la mia ricerca,
da palermitano che non aveva preso alcun contatto con propri
concittadini che andavano a correre la maratona delle maratone,
né con dei livornesi pronti a cimentarsi nella stessa
gara. Mi sovvenne che la maratona di Livorno si sarebbe corsa
la domenica successiva e questo voleva dire che chi correva
l'una non avrebbe mai corso l'altra. Ciò nondimeno
le mi ricerche continuarono. Sapere che le leggi dei padri
fondatori furono ispirate alle leggi livornine purtroppo non
mi fu di grande aiuto, chiesi al tour operator che ci aveva
condotto la e mi risposero che aveva un folto gruppo di pisani.
Che si possono mai confondere i pisani con i livornesi? Glissai,
e decisi di cercare i livornesi prima della partenza e poi
durante la gara. Mia suocera era ottimista in quarantamila
non ci saranno un buon numero di livornesi?
Che vi fossero non v'era dubbio, Livorno è tra le città
con maggiore tradizione sportiva, ogni volta che mi capita
di trascorrere qualche tempo nella città medicea, poiché
necessariamente devo correre, incontro sempre un gran numero
di podisti. Il campo di atletica, del quale solo di recente
ho compreso perché si chiami campo scuola, è
frequentato da atleti durante tutto l'arco dell'orario d'apertura.
Insomma era impossibile che non vi fossero maratoneti livornesi
a NY. L'immagine che colpisce di più della maratona
di NY è quella del ponte da Verrazzano pieno di gente
che corre. Solo chi l'ha corsa sa che per far partire 40.000
persone alle 10.10 dall'inizio di quel ponte è necessario
arrivare con molte ore di anticipo, io sfruttai quelle ore,
circa tre, per cercare i livornesi. Ho visto gente vestita
con lo smoking e le scarpe da corsa, vecchietti pronti per
la sfilata di carnevale, stimati professionisti sfoggiare
parrucche improbabili mentre cercavano di difendersi dal freddo
della mattina newyorkese con cartoni e coperte, atleti concentrati
e depilati con lo sguardo fisso nel vuoto. Ho ascoltato molti
idiomi, e riconosciuto molti dialetti d'Italia (siamo la nazione
straniera che, dopo il Regno Unito, porta più podisti
alla maratona di NY) ho incontrato fiorentini, pisani, ma
di livornesi niente da fare.
La gara partì in orario
col sindaco che consegna la città ai podisti ed un
colpo di cannone. Da lì in poi le uniche occasioni
di sentire il rumore dei passi era lungo i ponti, solo sui
ponti non è consentito alla gente di sostare. Ma per
tutto il resto del tracciato si corre tra due ali di folla:
in 40.000 a correre ed in 2.000.000 ad incitare, cantare,
suonare, urlare, applaudire
Non mi sono fatto distrarre
troppo e così a molti degli italiani che incontravo
chiedevo di dov'erano: napoletani di Bacoli, calabresi, romani,
bolognesi, senesi, lombardi, veneti, pugliesi, ma di livornesi
neanche l'ombra. Pagai dazio del freddo preso in partenza
con i crampi che hanno rallentato il mio arrivo al traguardo,
contento delle innumerevoli emozioni che non si possono raccontare
in una sola volta. Nella ricerca dei livornesi ho, però,
fallito.
Solo il Tirreno colmò la lacuna pubblicando i nomi
ed i risultati cronometrici dei cinque podisti che tanto spesso
guardano alla Gorgona correndo sul lungomare, c'erano davvero
solo che io non li ho saputi trovare. Della maratona di Livorno
non posso parlare perché non l'ho ancora corsa, magari
quando la correrò potrò dire cosa accomuna le
due maratone, oltre alla distanza, che sono i sempre fatidici
42.195 metri.
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