Il
vernacolo livornese è fondamentalmente una variante del
toscano nord-occidentale (parlato anche nelle province di Pisa
e Lucca), ma se ne discosta per certi tratti tipici della pronuncia,
i più appariscenti dei quali sono alcune vocali molto
aperte e la /k/ singola intervocalica che viene completamente
elisa (e non soltanto aspirata, come accade nella maggior parte
delle parlate toscane), mentre quella doppia rimane tale.
Per esempio la frase "la mia casa" diviene la mi'
'asa, mentre invece la frase "vado a casa" rimane
tale perché nella pronuncia italiana la "c"
è raddoppiata (vado a ccasa); anche in una frase come
"Il cane abbaia" la "c" rimane integra perché
non è intervocalica.
Del tutto peculiare è anche la frequente interiezione
"dé", da non confondere col "deh"
esortativo italiano, ormai desueto.
Al contrario, il "dé" livornese è praticamente
onnipresente, e può assumere un vasto spettro di significati,
spesso decodificabili solo mediante l'intonazione. Assieme al
"dé" spesso troviamo il termine "boia",
che viene usato come esclamazione ("Boia dé").
Inoltre, il lessico contiene tracce (vocaboli e locuzioni) di
alcune delle numerose lingue parlate dalle comunità ospitate
da Livorno attraverso i secoli: ad esempio talvolta i piedi
vengono detti "le fétte" parafrasando alla
buona il vocabolo inglese "feet", tale iterpretazione
deriva dal periodo della seconda guerra mondiale, in quanto
i soldati americani presenti a Livorno utilizzavano l'inglese
per parlare con i livornesi, conoscendo solo poche parole di
italiano. Ad esempio, per dire "Hai i piedi grandi"
si può sentir dire "Ciai dù fètte
paiono zattere".
E a tal proposito, la grafia livornese corretta "ci hai"
e "ci hanno" sarà sempre "ciai" (pron.
ciài) e "cianno" (pron. ciànno), mai
l'orribile "c'hai", che equivale foneticamente a "kai"...
Va anche notata la presenza, in seno alla numerosa presenza
ebraica, del bagitto, ormai però relegato ai pochi che
ne conservano ricordo.
Altra particolarità, stavolta retorica, è l'uso
di una forma di ironia che consiste nell'uso di locuzioni iperboliche
con una determinata intonazione, per significare l'esatto opposto:
ad esempio, "e sei parigino!", per intendere che l'interlocutore
è tutt'altro che proveniente da Parigi (città
dell'eleganza e del buon gusto per antonomasia).
Grande rappresentanza del vernacolo livornese viene data anche
dal Vernacoliere, mensile di satira politica/sociale diretto
da Mario Cardinali, che include varie rubriche di attualità,
vignette, fumetti, posta dei lettori tutte (o quasi) rigorosamente
in vernacolo livornese. Il mensile non solo è apprezzato
e diffuso a livello locale, ma è seguito da appassionati
del genere in tutta Italia.
Proverbi
Come tanti luoghi del nostro paese anche Livorno è piena
di modi di dire che, nel loro complesso, raccontano la storia
di un popolo e le verità della vita di tutti i giorni.
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